I ritratti apocrifi

Chiariamo subito la faccenda: tra quelli che ci sono rimasti, sono tre i ritratti autografi che ci mostrano il vero volto e parte della corporatura del Maestro.

Di seguito possiamo ammirare alcuni tra i più famosi ritratti apocrifi che per troppo tempo (ancora oggi) si è pensato raffigurassero la figura di Bach.

A partire da sinistra (in alto per i dispositivi mobili) abbiamo:

  • Opera di Johann Jakob Ihle, presumibilmente composta tra il 1717 e 1723. Anche per i non addetti ai lavori, la non somiglianza è palese. Ci si stupisce di come certe opere possano creare ancora oggi dei dubbi in merito alla loro autenticità.
  • Opera di Johann Ernst Rentsch, pretenderebbe di mostrare un Bach sulla trentina, dipinto quindi intorno al 1715. Il quadro ha una storia interessante: ritrovato nel 1877 in una soffitta di Erfurt ha dato molto da pensare sin dal suo ritrovamento, poiché effettivamente si riscontrano delle delle somiglianze con Bach: forma del naso, angoli della bocca…Tuttavia non esiste prova alcuna che lo possa attestare tra i ritratti autentici.
  • Artista sconosciuto, datato presumibilmente 1749/50 ma senza certezza alcuna. Non ha nulla a che vedere con Bach…Probabilmente un’autorità di Lipsia a noi sconosciuta.

I ritratti autentici

Eccoli qua, in tutta la loro bellezza, i veri volti del grande Maestro.

Da sinistra abbiamo:

  • Il primo dei due celebri ritratti nati dalla mano di Elias Gottlob Haussmann nell’anno 1746. Possiamo ammirare volto e fisionomia del Maestro mentre tiene in mano uno dei suoi straordinari quanto enigmatici Canoni; in particolare il canone triplo a sei voci.
  • Copia “aggiornata e migliorata” del precedente, datato 1748. La fisionomia facciale appare più espressiva così come i dettagli delle dita e del gilet. Anche le note del Canone appaiono più nitide. Ritratto che si pensa fosse appartenuto al secondogenito Carl Philipp Emmanuel Bach, passo poi in mano ad uno degli ultimi allievi di Johann Sebastian, Johann Christian Kittel. Alla morte di questi, nel 1809, venne acquistato da un antiquario di Berlino dalla famiglia Jenke. Prima di fare ritorno definitivamente a Lipsia nel 2015, il quadro passo nuovamente di mano a William Scheide nel 1953. Si ricorda infine che venne esposto a Gottinga per la prima volta in occasione del Bachfest nel 1950.
  • Il “bel pastello, molto somigliante” di cui Carl Philipp parla in una lettera al Forkel, ci dona una delle più belle e soprattutto rappresentative immagini del Maestro sulla cinquantina.